Educazione Nuova e Scuola Attiva in Europa all'alba del Novecento. Modelli, temi, figure - Catania, 25, 26, 27 marzo 2010

Un’ analisi genealogica e archeologica della Scuola Attiva [Abstract]

Prof. F. Cambi - Università di Firenze


Dopo la reazione cognitivista, dopo il postcognitivismo, dopo lo sviluppo di analisi più ricche e complesse sull’istituzione scuola (identità, ruolo,etc.) è oggi opportuno rileggere anche il più ampio movimento che ha attraversato la scuola nel corso del Novecento: l’attivismo.
Liquidato, negli anni Sessanta, troppo in fretta e proprio per questo da ripensare. Per coglierlo nelle sue tipologie, complessità, polivalenze. E fissarne anche una sua attualità ( e basterebbe pensare a Dewey). Per rileggerlo è opportuno assumere un’ottica genealogico-archeologica che fissi le strutture generative e portanti di quel Movimento pur riconoscendone – al tempo stesso – le varietà e le differenze: preziose e illuminanti.
Nell’ottica genealogica comprendiamo la necessaria rottura rispetto alla scuola del passato, l’emergere di una nuova idea di infanzia, adolescenza, etc. (a contatto con le scienze umane), la delega che le società democratiche danno alla scuola, etc. Da qui emerge la forza del Movimento. Poi l’ottica archeologica, per così dire: che fissa l’emergere del nuovo, il suo darsi forma nei vari ambiti dell’agire educativo e scolastico e nella stessa istituzione-scuola, per coglierne la dimensione “rivoluzionaria”: innovativa ma strutturata e necessaria.

Da qui poi è possibile/opportuno decantare le categorie e i modelli messi in gioco dal Movimento, per coglierne sinergie, alternative, potenzialità. Tutto ciò allo scopo di radiografare l’attivismo nella sua ricca identità storica e culturale e per tenerlo fermo come modello metodologico (e non solo) per affrontare i problemi scolastici in una società-del-cambiamento.