Educazione Nuova e Scuola Attiva in Europa all'alba del Novecento. Modelli, temi, figure - Catania, 25, 26, 27 marzo 2010

Ansia di riforma e crescita di una cultura nuova dell'educazione nel primo quarto di secolo. L'analisi da un punto interno di osservazione: il caso Catania e la scuola “Cesare Battisti" [Abstract]

Dott. L. Todaro - Università di Catania

Il felice annodamento che negli anni della Riforma gentiliana viene a proporsi fra orientamenti della scuola pubblica - a livello elementare e popolare - e cultura nuova dell’educazione, specialmente in virtù della funzione di mediazione istituzionale realizzata dall’azione di Giuseppe Lombardo Radice, rappresenta il termine di un lungo processo di maturazione di istanze di rinnovamento operanti nel dibattito pedagogico già dall’alba del nuovo secolo e diffuse lungo tutto un versante interno del panorama della scuola italiana attraversato da profonde ansie di rigenerazione e cambiamento. La preziosa opera realizzata da Lombardo Radice si rende punto di sintesi e atto di codificazione di forme di sperimentalismo educativo, nonché di esperienze e d’istanze di rigenerazione delle pratiche formative, operanti già dall’inizio del secolo, all’interno di un panorama movimentato dal senso di un’urgenza di ‘riforma’ che agita in particolar misura il mondo della scuola primaria, richiamandola al senso di una missione di civilizzazione popolare. La peculiare curvatura democratica assegnata nelle intenzioni di Lombardo Radice all’indirizzo di riforma della scuola elementare catalizza intorno a sé il senso della radicalità dei problemi operanti dentro la questione pedagogica, rivelando come al fondo della riflessione sullo spirito e sui modelli di rinnovamento delle pratiche educative risiedessero motivi politicamente densi, attinenti alle grandi visioni di sviluppo della nazione. La radicalità impressa alla questione educativa da figure come quella di Giuseppe Lombardo Radice chiama in causa, altresì, quale tema storiograficamente sensibile, la valutazione dei legami virtualmente esistenti fra affermazione della pedagogia nuova e opportunità di modernizzazione della vita nazionale a partire dalla rigenerazione del costume educativo e scolastico. Essa inoltre sollecita a non perdere di vista l’inquadramento del tema del cambiamento dei modelli educativi all’interno di un più esteso dibattito – di caratterizzazione primonovecentesca – che attiene alla realizzazione della vocazione popolare della scuola e al compimento di una figura ‘collaborativa’ del maestro, inteso come primo operatore sociale a servizio di una missione democratica e nazionale.

Di riflesso, dunque, la maturazione di una cultura nuova dell’educazione già a partire dai primi anni del Novecento sollecita a spingere l’indagine storiografica sul rapporto, a più livelli, determinatosi fra istanze di modernizzazione della vita sociale e processi formativi, rinviando a meglio apprezzare gli intrecci operanti fra delineazione di indirizzi pedagogici ed orientamenti politici dinamicamente attivi nel dibattito sulla modernizzazione delle forme e delle istituzioni sociali, ideologicamente posizionati in senso democratico.

Da questo punto di vista, un’analisi circostanziata di alcuni ambienti della cultura pedagogico-scolastica e di alcuni spazi – più operativamente sensibili e qualificati - del circuito magistrale primonovecentesco in Sicilia può rappresentare un terreno d’analisi estremamente importante, in particolar modo focalizzando l’attenzione sull’emersione di evidenti casi riflettenti il consolidamento di decisi orientamenti politico-culturali schierati in senso democratico-popolare, così come avvenne nella Catania d’inizio secolo governata dal socialismo defeliciano. Altresì il riscontro di casi qualitativamente notevoli di presenza di una cultura dell’educazione e della scuola orientata in senso innovativo già prima della Riforma - come nel caso della scuola “Cesare Battisti” di Catania - riflette dentro una dimensione microstorica un universo in grande movimento, capace di esprimere tratti salienti del tessuto pedagogico-scolastico del tempo, documentando come la scelta dell’innovazione metodologica e didattica rispondesse profondamente all’accoglimento di quelle istanze, poi formalmente organizzate nel programma politico-educativo espresso dall’opera di Lombardo Radice, di offrire tramite la vita nuova della scuola una formidabile opportunità per generare le condizioni di una vita nuova del popolo.

Il corto circuito di tale processo di crescita civile, segnato dalla degenerazione totalitaria delle forme di vita nazionale con l’imporsi del governo fascista della nazione e della scuola, avrebbe segnato la sconfitta di un grande programma di riforma pedagogico e politico insieme, imprimendo un colpo violentemente brutale allo spirito di idealizzazione democratica che animava il volgere delle prassi educative verso lo spirito dell’Educazione nuova e deprimendone fatalmente le promettenti energie di espansione.